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Operazione: Caso RossoneroModifica

1 Gennaio 2016: L'esercito Tunisino alle ore 3:40 varca il confine con la Libia. Inizia l'operazione Caso Rossonero, la Tunisia si muove con oltre 700.000 uomini su un totale di 1.500.000 da mobilitare, supportati da 700 aerei e oltre 5.000 corazzati. 

2 Gennaio 2016: Con un sistema tattico noto come il Blitzkrieg, l'esercito Tunisino approfitta dell'effetto sorpresa per avanzare, ma già dopo poche ore, la sua avanzata è frenata: L'esercito Libico è riuscito ad arginare l'invasione limitando l'avanzata dei tunisini a pochi chilometri. Il piano messo a punto dai generali tunisini infatti, prevedeva l'insaccamento della città di tripoli nella prima giornata d'invasione in modo da tagliare le forze libiche e mantenerle fuori dai rifornimenti.  

4 Gennaio 2016: Per tentare di tagliare Tripoli fuori dallo schieramento libico, le truppe tunisine lanciano l'offensiva Deserto haraja, oltre 230.000 soldati tunisini, supportati da 3.700 corazzati e 120 velivoli aerei. Di contro l'esercito Libico del tutto impreparato al conflitto riesce a mobilitare appena 130.000 uomini, con un supporto di appena 120 corazzati poco moderni.

7 Gennaio 2016: L'esercito Tunisino ottiene un clamoroso successo, le forze libiche vengono sbaragliate. La tattica del blizkrieg riduce in poltiglia i pochi corazzati a disposizione dei libici. Con una forza corazzata così superiore per numero e qualità, la manovra tunisina riesce in modo perfetto. Alle ore 22:30 del 7 gennaio, l'accerchiamento di Tripoli è completo. Circa 20.000 soldati libici ripiegano dentro Tripoli per un ultima resistenza.

8 Gennaio 2016: Inizia una battaglia cruciale per il conflitto: le forze navali tunisine e libiche ingaggiano battaglia: da una parte i tunisini cercano di interrompere i rifornimenti marittimi a Tripoli, dall'altra i libici provano a mantenere aperto il canale di rifornimento.           

9 Gennaio 2016: Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU emana una serie di sanzioni economiche contro la Tunisia.        

13 Gennaio 2016: Le avanguardie corazzate tunisine, penetrano come un coltello nel burro, nello schieramento libico, con una serie di bombardamenti continuiati, l'aviazione Tunisina, provvede a distruggere a terra le forze aeree libiche, e le sue forze corazzate. Il 13 gennaio, la 3°divisione corazzata, entra a Misurata e entro la fine della giornata le forze locali vengono rigettate fuori dalla città.

14 Gennaio 2016: L'alto comando tunisino inizia a stilare la bozza del piano Tempesta perfetta, nella quale si progettano due enormi sbarchi. Uno a Sirte, e l'altro a Bengasi, secndo l'alto comando tunisino, la rapida occupazione della costa, costringerà i libici alla resa. Il seguente sbarco, verrà eseguito con una forza d'urto d'oltre 100.000 uomini, divisi equamente. Lo svolgimento del piano è prefissato per il 19 gennaio.

15 - 18 Gennaio 2016: Le forze Aeronavali tunisine, provvedono a eliminare i pochi reparti corazzati ancora a dispozione libica.La strada verso la vittoria pare spianata.

19 Gennaio 2016: Alle ore 3:50 iniziano entrambi gli sbarchi, 50.000 soldati e 1.220 corazzati attaccano Sirte, 50.000 uomini e oltre 2.340 corazzati attaccano Bengasi. (RItenuta obbiettivo di maggio importanza) Nonostante la superiorità numerica libica, circa 63.000 uomini a Sirte, e oltre 71.000 uomini a Bengasi, le città cadono rispettivamente dopo 24 e 48 ore dall'inizio dell'operazione, i Tunisini, dopo soli tre giorni, fanno oltre 35.000 vittime. L'esercito libico, già pesantemente demoralizzato subisce il colpo di grazia.

23 Gennaio 2016: Con il successo di entrambi gli sbarchi, la Tunisia inizia a utilizzare massicciamente, le proprie forze aviotrasportate. Infatti cadono: Tobruch, Derna, Marsa, Marsa-el auegia e socna. Il 25 gennaio, la Cirenaica è ampiamente sotto il controllo tunisino.

Resa del governo libico e caos generaleModifica

Volendo evitare il totale disintegro di quello che rimaneva delle proprie forze armate, il governo libico, il 26 gennaio, consegnava la propria resa incondizionata al comandante delle forze d'invasione tunisine. Nonostante l'apparente resa, gran parte dei reparti libici, non sottostarono alla decisione del proprio governo. Questo fu' però, un errore gravissimo, infatti alla  fine di gennaio, il generale in campo delle forze d'invasione tunisine emanava, al proprio alto comando il seguente messaggio: Le Forze Armate Libiche, non esistono più. Dopo la fine di gennaio si contarono oltre 350.000 morti libici, e i tunisini avevan fatto oltre 600.000 prigionieri, de facto, le forze libiche non erano più un problema. Nonostante la vittoria però, solo le zone costiere vennero effettivamente occupate, le zone più interne, rimasero in balia del Comitato Liberazione Libia (circa 13.000 uomini, perlopiù sbandati dei reparti regolari) che però non furono mai un problema, fatta eccezione per l'ultima parte del conflitto.
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Rosso: Effettiva occupazione Blu: Occupazione solo formale.

Algeria E Tunisia: Il patto MediterraneoModifica

Dinanzi allo spettacolare successo militare tunisino, che in meno di un mese aveva costretto alla resa i libici. L'esecutivo d'Algeri decide di prendere la palla al balzo. Così il 26 gennaio, a Tunisi viene sottoscritto il patto 'Mediterraneo' che tratta i seguenti punti:

  • Con il seguente Patto, La Tunisia e l'Algeria, s'impegnano, in un alleanza militare, politica e economica
  • Il mediterraneo occidentale è area d'influenza algerina
  • Il mediterraneo orientale è area d'influenza tunisina.

I vari stati europei sono impossibilitati ad intervenire immediatamente, difatti, le violente ribellioni interne ai vari paesi, ne hanno minato lo spazio di manovra, il tutto questo provocato dalla violentissima crisi economica che attanaglia il vecchio continente da anni. Tutto questo gioca a favore di Algeria e Tunisia che in pochi mesi riescono a riorganizzare l'esercito, per passare all'egemonia del mediterraneo 

Fronte Occidentale: Piano Gran Sole d'OrienteModifica

L'Algeria, il 3 marzo dà il via all'operazione Gran Sole D'Oriente, un'offensiva, mediante l'utilizzo del Blitzkrieg, per piegare in meno di un mese il Marocco, prendendo così difatti, il controllo di una delle sponde di Gibilterra, e di conseguenza, una sorta di portaerei per l'invasione della spagna. Gli effettivi rispettivamente, almeno all'inizio dell'offensiva, sono:

Algeria: Circa, 670.000 soldati, 700 velivoli aerei, 3.400 corazzati. [Più 11.000 soldati della terza divisione tunisina] per un totale di 681.000 uomini.

Marocco: Circa, 350.000 uomini, 130 velivoli aerei, 1.220 corazzati. [Successivamente, si aggiungeranno circa, 600 soldati spagnoli, di Ceuta E Melilla]

3 Marzo: Ore 23:59, l'offensiva ha come unica direttrice Rabat, infatti, si cerca di isolare il nord del Marocco dal resto del paese. L'offensiva parte, dopo poche ore le truppe Algerine travolgono, come un maremoto, le frontiere marocchine, il marocco, totalmente ignaro dell'offensiva, viente travolto. Dopo poche ore, le città di Bou Arfa e Oujda. Contemporaneamente le forze aeree algerine, distruggono oltre 110 apparecchi aerei marocchini, nel mentre, le forze navali provvedono a minare la acque territoriali marocchini nel mediterraneo. 

5 Marzo: L'onda d'urto è devastante, dopo solo tre giorni, oltre 14.000 soldati marocchini sono spazzati via. Nelle ultime ore del 5 marzo, le avanguardie algerine, entrano a Féz e Meknés. Il marocco sembra destinato a finire come la libia. 

6 - 9 marzo: Le forze algerine, avanzano senza fermarsi, occupano Kenitra, Tétouan, e marciano a passo spedito verso Tangier. Oltre 35.000 soldati marocchini si arrendono, dopo aver combattuto duramente, nel centro di Kenitra. Dopo solo 6 giorni l'obbiettivo secondario dell'operazione è raggiunto: Isolare il nord del Marocco dal resto del paese. 

10 - 17 marzo: Le forze algerine, provvedono ad attaccare Mohammedia, Casablanca, e El jadida. Questa volontà di occupare velocemente il resto del paese, per poi puntare, senza guardarsi ai fianchi, a Rabat, però, finisce per disperdere le truppe. L'avanzata ne risente. 

18 - 19 marzo: Avviene la prima sconfitta, quasi umiliante, circa 6.000 soldati, la guarnigione di El Jadida, mette sottoscacco le forze algerine, circa 22.000 uomini. Le perdite algerine, ammontano ad oltre 9.000 uomini, quelle marrocchine a solo 310. 

20 -23 marzo: La Spagna, per aumentare la capacità difensiva di Ceuta e Melilla invia 600 soldati, divisi equamente tra le due città. Contemporaneamente le forze Algerine, lanciano l'offensiva finale verso Rabat. Il governo in carica, abbandona la città il 22 marzo, il giorno prima dell'arrivo nel centro città, delle colonne corazzate algerine. 

24 - 25 marzo: Le ultime forze marocchine si arrendono, il legittimo governo viene catturato mentre cercava di ripiegare nelle povince più a sud. Prima della fine ufficiale delle ostilità, ovvero il 26 marzo, due divisioni paracadutiste algerine, occupano Ceuta e Melilla, la Spagna, come tutto l'occidente è afflita da continue sommosse popolari dovute alla crisi, perciò è impossibilitata a reagire.

26 marzo: Fine delle ostilità, resa unilaterale delle forze marocchine. 
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Espansione raggiunta dalle potenze del patto mediterraneo, dopo la resa marocchina.

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