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1996Modifica

Nelle elezioni russe, l'ex-paracadutista, generale Alexander Lebed giunse secondo, avvicinandosi al risultato di Boris Yeltsin. Lebed rifiuta un ministero nel governo Yeltsin ed inizia una lunga e paziente opposizione dall'interno al corrotto sistema post-comunista russo.

Come capo del consiglio di sicurezza russo, Lebed' intavolò negoziati con il presidente ceceno Aslan Maskhadov e firmò accordi di pace per il Dagestan, nel borgo ceceno di Khasavyurt dove venne firmata la fine della prima guerra cecena nell'agosto 1996. In seguito venne espulso dal Consiglio di Sicurezza Russo dal presidente Boris Yeltsin, nel ottobre del 1996, in seguito all'instaurarsi di grosse conflittualità tra Aleksandr Lebed' e l'influente Ministro degli Interno Anatolij Kulikov.

1998Modifica

Nel 1998, Alexander Lebed viene eletto presidente del Kraj di Krasnojarsk, in quella sede si distingue per l'opposizione al potere centrale, tra queste si segnala la minaccia di assumere il controllo dei missili mobili ICBM Sickle dislocati in Siberia, in seguito al mancato pagamento degli stipendi agli operatori di questi veicoli.

1999Modifica

Il 31 dicembre 1999 Boris Yelsin si dimise da presidente russo, lasciando il posto a Vladimir Putin.

2000Modifica

In quella che verrà ricordata come "la malefica estate russa del 2000" si verifica un grosso smacco per i russi, l'incendio e la catastrofica caduta a terra della torre della televisione di Ostankino, seguito dal disastroso incidente al sommergibile lancia-missili da crociera Kursk, che venne danneggiato dalla collisione con la coda di un sommergibile inglese ultra-silenzioso della classe Trafalgar (nella manovra conosciuta come "Ivan il matto", resa famosa dal film "Caccia a Ottobre Rosso").

I sommergibilisti russi, scampati al disastro, denunciano la collisione, e nella società russa monta il risentimento anti-occidentale, anche in seguito ai bombardamenti NATO contro la Serbia nel 1999. Durante il recupero, eseguito con impeto nazionalista dalle sole forze navali russe (dopo aver rigettato con sdegno l'aiuto offerto dai norvegesi), si verifica l'accensione di un torpedo missile "Shkval", che genera una esplosione a catena fino a provocare la criticità e la fissione nucleare del reattore nucleare di bordo (con uranio arricchito al 90%), che genera un'esplosione da circa 1 kiloton di potenza, vaporizzando il sommergibile, e inquinando con il materiale radioattivo dei reattori e delle testate tutta la zona della Lapponia, le coste della Norvegia e l'intero Artico.

Prima del dicembre del 2000, l'esplosione di una piccola testata nucleare portatile, collocata dentro un rifugio antiatomico alla periferia di mosca, elimina Vladimir Putin e tutto il suo stato maggiore. Si susseguono una serie di azioni militari (tra queste una serie di amuttinamenti in sommermegibili nucleari lanciamissili SLBM, e la cattura da parte degli Spetnatz e dei paracadutisti di vari lanciatori di missili ICBM mobili su ruote "Sickle") che porteranno gli uomini di Lebed a prendere il controllo del 80% dell'arsenale nucleare ex-Sovietico e inevitabilmente al controllo totale sul potere politico nella Russia post-comunista.

Lebed dichiara di aver agito per auto-difesa, in base alle dichiarazioni di un meccanico che denuncia che l'intera squadra di meccanici era stata pagata profumatamente per piazzare dei disturbatori elettronici che avrebbero ingannato i dispositivi GPS e l'altimetro dell'elicottero su cui viaggiava spesso per recarsi a Krasnojarsk.

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